Le paste fresche

La coltivazione dei cereali si fa risalire all’eta’ neolitica (circa 8.000 a. C.). L’uomo preistorico consumo’ grano ed altri cereali, frantumati e macinati tra 2 pietre. Poi apprese ad impastarli con acqua e a cuocerli su pietre roventi.
L’origine della pasta e’ antichissima: si da risalire agli Etruschi che avrebbero preparato le prime lasagne, ma la tradizione vuole che Marco Polo, al suo ritorno dal viaggio in Oriente, ne riferisse sull’uso fatto dai Cinesi. Gli Arabi ed i Greci la conoscevano assai prima.
Se ne ha traccia anche negli scritti di Cicerone, Lucullo, Petronio ed Apicio.
I Romani parlano di laganum (ancora esistenti tra le paste regionali per esempio le Lagane abruzzesi) condite con sugo di carne o spezie, miele e agresto (dal mosto d’uva).
Dal 1200, dopo la diffusione dell’uso della pasta in Italia, sorgono botteghe di pastellari che preparano maccheroni (dal greco maghis cioe’ “colui che impasta” o dal latino maccare ovvero “schiacciare per impastare”) impastando con i piedi farina ed acqua, stendendola e tagliandola con dei fili (come si fa per gli spaghetti alla chitarra) e lasciandola seccare al sole. Alla fine del 1400 a Firenze vengono descritte le lasagnale: botteghe dove alcune donne siciliane lavoravano le paste senza l’aiuto maschile.
Alla fine del 1550 cominciano a prendere piede laboratori nel Lazio, Liguria, Campania. Nella meta’ del 1700 i maestri artigiani si riconobbero in una “Regolazione d’Arte” che sanciva le prime regole di produzione.
Nel secolo scorso a Napoli nacquero i primi rudimentali macchinari, forse perche’ le migliori condizioni climatiche favorivano il processo di essiccamento, essenziale per ottenere un prodotto di ottima qualita’.
Oggi il grano, usato per realizzare pasta e pane, e’ il cereale di piu’ largo consumo in Europa, nell’America del Nord e del Sud e in buona parte dell’Africa.